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Inflazione e spesa alimentare. I dati Istat di inizio 2012

Gli effetti della crisi si fanno sentire anche sulle tavole delle famiglie italiane, che mangiano meno e peggio. Tutte le più recenti indagini economiche concordano sui cambiamenti in negativo della spesa alimentare in Italia nell’ultimo anno, dall’analisi Cia sull’ annuario statistico dell’Istat all’indagine Coldiretti/Swg su Gli italiani e l’alimentazione nel tempo della crisi ai dati Coldiretti sul consumo di carne. Un aspetto che certamente non aiuta, in una fase di forte riduzione del potere d’acquisto degli italiani, è la concomitante inflazione con il forte rialzo congiunturale dei prezzi dei generi alimentari.

 

L’aumento dei prezzi può essere determinato da diversi fattori. Balza all’occhio in particolare il caso della pesca, dove gioca un ruolo decisivo la situazione drammatica dei pescatori italiani, colpiti dall’Iva al 10% sui pescherecci, dal caro gasolio e dalle norme sempre più restrittive imposte dall’Unione Europea. Vediamo comunque, in generale, quali sono i dati Istat sull’inflazione nel settore alimentare per i mesi di gennaio e febbraio 2012.

 

Il “carrello” della spesa segna a gennaio un aumento del 4,2% tendenziale (contro il 3,2% del dato complessivo) e dello 0,8% sul mese precedente. Un dato naturalmente inferiore a quello dei Beni energetici (aumento congiunturale del 3,9%, tasso tendenziale al 15,5%) ma tutt’altro che confortante. Anche perché il dato complessivo dell’aumento dei prezzi in Italia a gennaio è in lieve frenata (3,2% anno su anno, ma a dicembre 2011 era a 3,3%). Tra i beni alimentari lavorati si segnalano in particolare l’aumento su base mensile dei prezzi del pane e della pasta (+0,3% per entrambi), che crescono su base tendenziale del 2,9% e del 2,1%. Male anche i prezzi di caffè (+0,5%, +16,5% rispetto a gennaio 2011) e zucchero (+0,3%, +15,9% su base annua), con il caro tazzina – già significativo da anni – che prosegue senza sosta. Tra gli alimentari non lavorati aumentano i prezzi dei vegetali freschi (+2,3%), che sono però in flessione su base annua dell’8,7%.

 
Malissimo febbraio. L’inflazione sale in generale al 3,3%, dal 3,2% di gennaio (si ritorna quindi al dato di dicembre 2011), mentre su base mensile aumenta dello 0,4%. Il carrello della spesa aumenta dello 0,7% su base mensile e del 4,5% su base annua, il rialzo maggiore dall’ottobre del 2008, con rialzi da record in particolare per la verdura. L‘aumento dei prezzi dei vegetali freschi è infatti dell’8,6% su base mensile. Incrementi su base mensile si segnalano poi per i prezzi della frutta fresca (+1,5%), che sono però in flessione su base tendenziale (-2,3%), e per i prezzi del pesce fresco di mare di pescata (+2,1%, +5,9% in termini tendenziali) e del pesce fresco di mare di allevamento (+0,9%, +8,8% su base annua). Altri aumenti: l’aumento congiunturale dello 0,4% della carne bovina, in crescita in termini tendenziali del 2,7%, la crescita del prezzo della pasta sale su base mensile (+0,4%) e su base annua (+2,3%), e ancora una volta l’aumento del prezzo del caffé (+0,7%, +14,7% rispetto a febbraio 2011).

Che cosa significa, tutto questo, in concreto? Sintetizza la drammaticità della situazione il presidente del Codacons Carlo Renzi, che lancia anche un messaggio al governo Monti: “i dati Istat sull’inflazione rappresentano una ‘mazzata’ per i cittadini, costretti a subire continui aumenti dei prezzi al dettaglio: una famiglia di 3 persone spenderà per la spesa di tutti i giorni, 608 euro in più su base annua. Per una famiglia di 4 persone, la stangata, sempre per il solo carrello della spesa, equivale ad un aggravio pari a 657 euro all’anno”.
Per questo l’idea di Monti di spostare l’imposizione dalla diretta all’indiretta, dall’Irpef all’Iva è irresponsabile, dato che alzare le tasse per tutti, indipendentemente dal reddito, significa mandare sul lastrico un terzo della popolazione italiana e far venire meno la funzione fondamentale di uno Stato moderno di ridistribuire la ricchezza. Di fronte a un tasso di inflazione così elevato il Governo Monti deve fare dietrofront sul prossimo aumento dell’Iva previsto a settembre. In caso contrario ci sarà un vero e proprio “massacro” per le tasche delle famiglie e ricadute pesantissime sul fronte dei consumi.

(Luigi Torriani) 

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