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Imu. Stangata sull'agricoltura

 

Nuova Ici, patrimoniale mascherata, patrimoniale nascosta, “una specie di patrimoniale” che dovrebbe portare nelle casse dello Stato circa 22 miliardi di euro (più del doppio di quanto lo Stato incassava dalla vecchia Ici). Comunque la si chiami, l’Imu, l’Imposta municipale unica voluta da Tremonti e in vigore a tempi di record dal primo gennaio 2012 grazie al decreto Salva-Italia del governo Monti, peserà – e non poco – sulle tasche degli italiani, che riscoprono le tasse anche sulla prima casa. Ma la botta arriva anche per il settore agricolo, colpendo duramente i beni immobili e i terreni delle aziende agricole.

 

La manovra avrà un impatto tutt’altro che indifferente per i terreni agricoli e i fabbricati rurali, dalle stalle ai fienili fino alle cascine e ai capannoni usati per trattori e attrezzi. Anzi. Secondo la Coldiretti le imprese agricole pagheranno attraverso l’IMU un “aumento insostenibile”, stimato in un miliardo di euro. E icasticamente rappresentabile attraverso alcuni esempi a cura dell’Ufficio Fiscale Coldiretti. Per una stalla di 480 metri quadrati, con rendita di euro 3.800, si pagheranno ex novo 479 euro. Un terreno agricolo con rendita catastale pari a 1.000 euro comportava sino ieri una tassa di 1.009 euro. Con l’Imu l’imposta sarà di 1.140 euro, 131 euro in più. Una casa di abitazione principale rurale con rendita catastale di euro 680 porterà una tassa di 456,96 euro, a cui vanno sottratti i 200 euro di riduzione per le abitazioni principali, per un esborso di 256,96 euro. Inoltre, secondo Coldiretti, “è grave l’esclusione delle imprese agricole dalle misure di sostegno alle piccole e media imprese, mentre verranno rideterminate le aliquote contributive di coltivatori diretti, mezzadri e coloni, con ulteriori oneri”. Conclude il presidente di Coldiretti Sergio Marini: ““per senso di responsabilità abbiamo scelto di non manifestare in piazza. Ma la manovra riserva una serie di iniquità al settore primario. Il bene terra, se utilizzato come fattore della produzione in un’impresa agricola, deve avere un trattamento fiscale ben diverso da quello riservato a fondi agricoli speculativi o per fini hobbistici. E’ evidente che finita l’emergenza manovra dobbiamo aprire un serrato confronto con il Parlamento e il Governo per riaffermare il ruolo strategico di un settore determinante dell’economia reale, una leva competitiva formidabile per il Made in Italy nel mondo. Ruolo che evidentemente a troppi ancora sfugge. Nessuno come noi agricoltori sa bene cosa siano i sacrifici e come il contributo al bene del Paese rappresenti un dovere per tutti. Noi non ci tiriamo indietro, ma misure di equità e per la crescita devono riguardare anche il nostro settore, e queste misure nella manovra non ci sono”.

Tutt’altro che idilliaco anche il clima che si respira nell’ambito della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori). Che prova a puntare su un’originale forma di protesta natalizia. Nel presepe degli agricoltori della Cia, accanto alla mangiatoia, è comparso il cartello “anche su questa si dovrà pagare l’Imu”. Spiega la Cia: “se Giuseppe fosse oggi il possessore di una stalla persino di pochi metri quadrati, con una rendita che risulta comunque all’Ufficio del Catasto, dovrebbe pagare qualche decina di euro, un esborso che può salire anche a 5-600 euro se la mangiatoia è più grande. Nel caso di stalle censite come C6, tuttavia, in assenza di ulteriori elementi di chiarezza, il coefficiente moltiplicatore sarebbe 160. Un terreno agricolo con rendita catastale pari a 1.000 euro comportava sino ieri una tassa di 1.009 euro. Con l’Imu l’imposta sarà di 1.140 euro, 131 euro in più. Una casa di abitazione principale ‘rurale’ con rendita catastale di euro 680 porterà, infine, una tassa di 456,96 euro, a cui vanno sottratti i 200 euro di riduzione per le abitazioni principali, per un esborso di 256,96 euro”. “La nostra iniziativa”, spiega il presidente della Cia lucana Donato Distefano, “è un modo, sicuramente in sintonia con il Natale, per rilanciare la protesta. Perché strumenti di lavoro come la stalla, il magazzino, la cascina, o il bene terra indispensabile per produrre derrate alimentari e al tempo stesso per dare lavoro ai circa 19 mila titolari di aziende agricole e ad altre migliaia di addetti non possono avere una tassazione così pesante. Le conseguenze per le imprese agricole sarebbero devastanti. Per questo motivo rinnoviamo l’invito affinché le misure relative all’Imu e agli aumenti catastali per i fabbricati rurali e per i terreni agricoli vengano bloccate con l’annunciato decreto milleproroghe e venga subito aperto un tavolo di confronto tra organizzazioni agricole e governo per affrontare l’impellente problema e per dare vigore e slancio alla crescita dell’imprenditoria agricola che la manovra economica ha completamente ignorato”.

Dai primi calcoli effettuati dalla Cia, “l’incremento della base imponibile ai fini Imu, assieme alle nuove tasse sui fabbricati rurali, comporterà incrementi di tassazione dal 100% al 400%. Un caso concreto: un’azienda in zona pianeggiante con 3 ettari di terreno, una casa ad uso abitativo e un fabbricato ad uso strumentale (deposito o magazzino) arriverebbe a pagare un’imposta oltre 20 volte superiore a quella attuale. Se poi prendiamo in considerazione allevamenti con fabbricati destinati al ricovero animali, quindi persino una stalla come quella della Natività, si arriva a sfiorare aumenti ancora di gran lunga superiori”. Per la Cia noltre “il decreto Monti ha riaperto fino al 31 marzo 2012 i termini (scaduti il 30 settembre scorso) per la richiesta di variazione della categoria catastale dei fabbricati rurali qualora diversa da A/6 (se ad uso abitativo) o D/10 (se strumentali). L’inasprimento fiscale è previsto anche per i terreni coltivati che sino ad ieri godevano di un’attenuazione del prelievo ICI calcolato in ragione del valore della base imponibile. Di tale agevolazione nell’IMU non c’è più traccia”. Secondo Distefano, “il provvedimento che dovrebbe essere contenuto nel decreto “Milleproroghe”, con il quale si prevede il rinvio fino a fine 2012 del termine per effettuare la variazione catastale dei fabbricati rurali è un primo atto che fa giustizia di una situazione intollerabile sul piano del carico fiscale per il mondo agricolo. Senza tale proroga tantissimi agricoltori vedrebbero sfumare la possibilità di regolarizzare i propri fabbricati rurali nelle categorie A/6R per gli abitativi e D/10 per gli strumentali. L’approvazione nel Milleproroghe eviterebbe, di fatto, il contenzioso con molti comuni che si stanno preparando per dare battaglia sull’Ici degli ultimi 5 anni”. Di qui l’appello ai sindaci a dimezzare l’aliquota dell’Imposta municipale unica prevista sia per quanto riguarda i fabbricati rurali ad uso strumentale e abitativo sia per i terreni agricoli. Conclude la Cia: “ci rendiamo conto dei grandi sacrifici imposti ai cittadini italiani. E comprendiamo che, in mancanza di tempo e con la necessità improcrastinabile di reperire risorse, si siano colpiti patrimonialmente quei beni conosciuti o conoscibili. Ma,nel caso degli agricoltori, ci troviamo di fronte a una mazzata duplice in quanto gli agricoltori scontano tutti gli aumenti previsti per i cittadini più questa sorta di patrimoniale agricola”.

 

(Luigi Torriani)

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