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Funghi. Record di importazioni dalla Cina

 

Non c’è limite alle patacche cinesi. Ormai ci “copiano” pure i funghi. Il Corpo forestale dello Stato ha infatti sequestrato oltre 6.000 confezioni di funghi porcini secchi in vendita nei supermercati del Nord Italia e spacciati come prodotti italiani. D’altronde qualche lievissimo sospetto a qualcuno era venuto, visto che secondo i dati della Coldiretti le importazioni di funghi freschi e refrigerati dalla Cina sono aumentate nel 2011 del 317%!

 

Non ha fine l’incubo cinese. Con una strana coincidenza. L’autunno 2011 sarà ricordato come un autunno senza castagne. Il fine estate-autunno 2011 (quasi privo di pioggia) sarà ricordato come un periodo decisamente sfavorevole per la raccolta dei funghi (che per essere ottimale richiede terreni umidi anche se con con piogge non torrenziali, una buona dose di sole e una temperatura interna al bosco intorno ai 18-20 gradi). Di mezzo c’è sempre la Cina. L’Italia, tradizionalmente leader europea nella produzione di castagne, è rimasta quest’anno a bocca asciutta a causa del Cinipede galligeno del castagno, insetto killer proveniente dalla Cina e poi diffusosi nel mondo attraverso materiale vivaistico. Ma tolte le castagne, oggi decisamente scarse anche in Oriente, quanto al resto per i commercianti disonesti finchè c’è Cina c’è speranza.

 

Dalle chitarre al cioccolato agli orologi ai telefoni e ai mobili, è tutto un fiorire di clonazioni Made in China. Che non di rado vengono spacciate per italiane. Stavolta è la volta dei funghi. Oltre 6.000 confezioni di funghi porcini secchi (boletus edulis e relativo gruppo), pari a cinque quintali di funghi in gran parte provenienti dalla Cina sono state sequestrate dal Corpo forestale dello Stato nell’ambito di un’operazione condotta in Lombardia, Piemonte, Veneto e Campania. Avevano date di scadenza fasulle ed erano pure spacciate in etichetta come prodotti Made in Italy. Il maxi sequestro è stato coordinato dal personale del Comando Provinciale di Milano del Corpo forestale dello Stato su delega della Procura milanese. Nome dell’operazione: “Por-Cina”.

 

Questi i fatti. L’operazione ha inizio nel mese di novembre in Campania. Da un controllo amministrativo effettuato dal personale del Comando provinciale di Benevento del Corpo forestale dello Stato, in collaborazione con l’Ispettorato Micologico Dipartimento di Prevenzione ASL BN1, presso un locale punto vendita vengono scoperte alcune confezioni di funghi porcini secchi con l’indicazione del TMC (Termine Minimo di Conservazione) fissata oltre il limite consentito dalla legge (che prevede una data di scadenza non superiore ai 12 mesi dal confezionamento). Parte il tentativo di ricostruire la tracciabilità dell’alimento, che in etichetta presenta in bella vista il marchio “Made in Italy”. Alla fine si arriva alla ditta che commercializza il prodotto, un’azienda dell’hinterland milanese che ha i laboratori nel Comune di Lainate. A questo punto, dopo una serie di controlli, si scopre l’origine cinese dei funghi. Vengono quindi poste sotto sequestro tutte le confezioni con la dicitura “Made in Italy” presenti all’interno del magazzino, e al titolare dell’azienda viene contestato il reato di frode nell’esercizio del commercio. Infine, su espressa delega della Procura di Milano, vengono controllati tutti gli esercizi commerciali che hanno acquistato negli ultimi mesi confezioni di funghi porcini secchi dall’azienda di Lainate. Funghi finiti in gran parte sugli scaffali dei supermercati.

 

La notizia, peraltro, stupisce fino a un certo punto. Fa notare Coldiretti che le importazioni di funghi freschi e refrigerati dalla Cina sono aumentate nel 2011 del 317%. Numeri incredibili che nascondono “gravi danni al Made in Italy nell’agroalimentare, un settore nel quale secondo il primo Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia realizzato da Coldiretti e Eurispes il volume d’affari delle attività della criminalità organizzata ammonta oggi a 12,5 miliardi di euro”. Ma non è solo una questione economica. È anche un problema di sicurezza alimentare. Spiega infatti Coldiretti: “al danno economico in questo caso si aggiungono anche i rischi per la salute poiché la Cina nel 2010 ha conquistato il triste primato nel numero di notifiche da parte dell’Unione Europea per prodotti alimentari irregolari, in quanto contaminati dalla presenza di micotossine, additivi e coloranti al di fuori delle norme di legge. Su un totale di 3.291 allarmi per irregolarità, ben 418 (il 13 %) hanno riguardato la Cina, con pericoli legati soprattutto a contimazioni causate dai materiali a contatto con gli alimenti”.

 

(Luigi Torriani)

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