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Dati Ismea 2010: il carrello è meno pieno

Sono usciti i dati ISMEA sui consumi alimentari domestici degli italiani nel 2010: che trend è emerso?

Ebbene sì, piu’ delle diete pote’ la crisi: nell’anno appena passato le abitudini alimentari  si sono adattate al portafogli.

Il carrello della spesa nel 2010 si e’ infatti alleggerito: meno carne bovine (-3,5%) e piu’ uova (piu’ 1,6%), perfino meno pane e pasta (oltre il 2% in meno); crescono invece olio d’oliva e salumi, i prodotti ittici scendono di un -1,5% il latte e i derivati tengono e vanno a piu’ 0, 8%.

Le macro statistiche dei consumi alimentari domestici elaborate dall’ISMEA su base tendenziale fotografano un’Italia che fa la spesa con piu’ accortezza, ma non smette di cercare alcune «comodita’».
Ne e’ una riprova il consumo medio di ortaggi, a fronte di un lieve calo (-0, 6%) c’e’ un incremento di oltre il 10% nella gamma dei freschi gia’ confezionati.

Secondo la Cia (Confederazione italiana agricoltori) il 30% delle famiglie negli ultimi due anni ha comperato prodotti di qualita’ inferiore e nelle scelte pesa sempre piu’ la politica della promozioni commerciali della grande distribuzione che «droga» il mercato. Urge una politica di vicinanza tra produttori e consumatori.
Tra i cali piu’ evidenti il consumo di vino che ha seguito il trend negativo degli ultimi tre lustri, passando dai 55 ai 43 litri pro capite. La Coldiretti piemontese ha indicato nella «tirannia dell’etilometro» una della concause collaterali chiedendo piu’ tolleranza. Va segnalata una maggiore tenuta dei vini a denominazione protetta.

Cambia la musica e in meglio se si guarda all’export: il comparto vino nel 2010 e’ ricresciuto del 10% toccando in valore quota 3,5 miliardi di euro tra le voci piu’ importanti della bilancia agroalimentare in un mercato enologico nazionale da 13 miliardi. Strategico il mercato Usa divenuto il primo paese importatore con le etichette italiane in testa con il 33% della quota. Dati che dovrebbero favorire un ritocco a salire dei prezzi dell’uve, in questa campagna scivolati spesso sotto i reali costi di produzione.

(Da www.lastampa.it)

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