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La dieta mediterranea è Patrimonio culturale dell’umanità Unesco: il parere del mondo agricolo e le ripercussioni sul settore agroalimentare

L’Unesco ha definitivamente proclamato la Dieta mediterranea Patrimonio culturale dell’umanità: un riconoscimento che premia la qualità, la tradizione e la salubrità dei nostri prodotti.  Quali ora le ripercussioni sull’agricoltura e sul settore agroalimentare del Bel Paese?

Innanzitutto ripercorriamo un po’ i fatti che hanno portato a questo “verdetto”: la candidatura della Dieta mediterranea, già presentata 4 anni fa dall’Italia, dalla Spagna, dalla Grecia e dal Marocco, era stata inizialmente bocciata. Nel maggio 2009, la candidatura è stata ripresentata, insieme a Spagna, Grecia e Marocco, dall’Italia che ha assunto il coordinamento del gruppo di lavoro internazionale, riscrivendo interamente il dossier di candidatura e sottolineando il valore culturale della Dieta mediterranea.
Solo 16 novembre, finalmente, il Comitato intergovernativo della Convenzione sul patrimonio immateriale dell’umanità Unesco, riunito a Nairobi, ha definitivamente dato il proprio parere positivo.
Ovviamente grande soddisfazione per questo risultato è stata espressa dal mondo agricolo.

“Una vittoria della qualità, della tradizione, della salubrità e della tipicità dell’agricoltura made in Italy”. Così il presidente della Cia – Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, commenta il riconoscimento della dieta mediterranea quale Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco. “Con questo riconoscimento è stato premiato il lavoro di generazioni di agricoltori che si sono sacrificate per dare prodotti che oggi rappresentano un bene prezioso che va tutelato e valorizzato”. Quindi, per Politi “appare quanto mai opportuna la sua piena valorizzazione a livello mondiale”. Il riconoscimento da parte dell’Unesco, sottolinea Politi, “non significa solo dare atto alle peculiarità di un’alimentazione salubre, ma anche rilanciare i consumi e valorizzare la storia e la cultura di tutti quei paesi che si affacciano nel bacino Mediterraneo”. “La decisione presa a Nairobi, conclude il presidente della Cia, rappresenta un’ulteriore valorizzazione anche per la nostra agricoltura tipica, diversificata e di qualità, dove il 50% della produzione risiede negli alimenti (cereali, vino, ortofrutta, olio d’oliva) che sono alla base della dieta mediterranea.”

“Tutti i prodotti cardine della dieta mediterranea vedono, evidenzia la Coldiretti, l’Italia ai vertici mondiali nella produzione. Il Belpaese è, infatti, il primo produttore mondiale di pasta e vino, mentre nell’olio occupa la piazza d’onore, pur essendo il primo esportatore. Ma l’Italia è anche il primo produttore europeo di frutta e ortaggi, oltre che il primo a livello mondiale di kiwi, uva, carciofi, il secondo per pesche e nettarine, carrube, nocciole, il terzo con cavolfiori e broccoli, pere, il quarto su lattuga e cicoria, mandorle, ciliegie, castagne. Primato nelle esportazioni anche per le conserve di pomodoro, di cui lo Stivale è anche il terzo produttore a livello mondiale. Il riconoscimento dell’Unesco spinge il successo del prodotti della dieta mediterranea made in Italy all’estero dove le esportazioni fanno registrare un aumento del 9 per cento nei primi sette mesi dell’anno. Ma il successo all’estero dei prodotti della dieta mediterranea, conclude Coldiretti, rappresenta anche un volano di sviluppo per il turismo enogastronomico che vale cinque miliardi e si conferma il vero motore della vacanza made in Italy, unico segmento in costante e continua crescita nel panorama dell’offerta turistica nazionale.”

Vediamo ora il parere di Federalimentare: “La federazione dell’industria alimentare, unitamente alle federazioni consorelle che si affacciano sul bacino mediterraneo, è lietissima di questo riconoscimento. Da anni il sistema di Federalimentare promuove il modello alimentare italiano nel mondo e proprio in questa occasione possiamo finalmente comunicare con entusiasmo di aver superato i 600 milioni di consumatori che nel mondo almeno una volta alla settimana gustano nostri prodotti”. Aggiungendo: “Questo riconoscimento non ci deve però confinare in una nicchia di tipo etnico. Il nostro modello deve sviluppare il proprio potenziale valicando i confini etnici innovando i propri prodotti e arricchendoli di contenuti di servizio, sviluppandone il piano nutrizionale pur nel rispetto della plurisecolare tradizione enogastronomica, ormai vessillo del nostro Paese nel mondo”.

Infine ecco il commento di Confagricoltura: “L’ingresso della Dieta mediterranea nella prestigiosa lista dei Patrimoni mondiali dell’umanità dell’Unesco rappresenta un traguardo di inestimabile valore per l’immagine della nostra agricoltura e delle sue impareggiabili produzioni di qualità”.

(Da www.aiol.it)

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