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Iper in crisi, tornano di moda i «piccoli»

In Lombardia il record di supermercati. Gli esperti: cambia il modo di fare shopping. «Pochi acquisti ma più frequenti». La Lega: basta grandi centri commerciali. Aiuti solo alle realtà locali.

Domenica pomeriggio in un centro commerciale dell’hinterland. Uno a scelta, tanto la scena si ripete dappertutto: commessi sulle porte dei negozi come le ragazze da marito affacciate alle finestre nei vicoli del Sud anni ’50. I potenziali clienti — pochi — che guardano e passano. Che cosa sta succedendo alle cattedrali del consumo che fanno da corona a Milano? La Lombardia è la regione con il maggior numero di centri commerciali: 173. Seguono con netto distacco l’Emilia Romagna (97), il Veneto (77) e il Piemonte (60). Insomma, quello che succede in regione fa da monito a tutto il resto del Paese. Primo problema: la formula del centro commerciale non è in linea con le abitudini post crisi. «La gente fa spese più piccole e più frequenti. Se devi giusto rabboccare il frigorifero fare chilometri nel traffico per uscire dalla città non ha senso», esemplifica Sandro Castaldo, ordinario di Marketing alla Sda Bocconi.

Gli ipermercati che fanno da spina dorsale ai centri commerciali sono in difficoltà più del resto della grande distribuzione. Basta dare un’occhiata ai dati Nielsen riferiti al 2009: a parità di metri quadrati di superficie di vendita, l’anno scorso gli iper hanno registrato una diminuzione del fatturato del 2,3% mentre nei super il valore delle vendite è rimasto stabile. Se gli ipermercati arrancano, i negozi che fanno da contorno stanno anche peggio. «Quando qualcuno minaccia di abbassare la saracinesca, sempre più spesso la proprietà porta a zero l’affitto per sei mesi-un anno. In attesa che passi ’a nuttata», racconta Antonio Fossati, docente di Strategie di marketing all’università di Pavia. La crisi dei centri commerciali è già arrivata anche sul tavolo della Regione. La Federazione tabaccai della provincia di Milano, per esempio, ha chiesto che i centri possano alternare domeniche di chiusura e di apertura «tanto gli incassi non ci sono, meglio ridurre almeno i costi».

In questa situazione restano intatti, almeno per ora, alcuni faraonici progetti di nuovi centri commerciali intorno a Milano. «Non bisogna dimenticare che si tratta di domande presentate diversi anni fa — fa notare Stefano Maullu, assessore al Commercio della Regione —. Comunque anche quando l’iter burocratico arriva al termine, le catene oggi tendono a rimandare la posa della prima pietra». La Lega in merito ha una posizione chiara, peraltro già espressa dai governatori verdi in Piemonte e Veneto. «Basta con questi centri commerciali —alza la voce il presidente del consiglio regionale Davide Boni —. È il momento di puntare sul piccolo commercio».

Qualcosa si muove già in questa direzione. Su 77 mila metri quadrati dell’area ex Alfa, vicino a Rho, dovrebbe sorgere un enorme centro commerciale targato Finiper. Ma forse il Comune ci sta ripensando. «Semplicemente vogliamo garanzie di maggior tutela del piccolo commercio», frena il sindaco, Roberto Zucchetti. Il segnale di un’inversione di tendenza?

 

da Corriere.it

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