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Qual è la situazione dell'agricoltura italiana nel contesto della Crisi epocale che stiamo vivendo? Quali sono le maggiori criticità e quali le maggiori ragioni di speranza per il futuro? Ne parliamo con il Presidente della Coldiretti Lombardia Ettore Prandini, che ringraziamo per la cortese disponibilità. Cinque domande e cinque risposte per capire qualcosa di più sul difficile stato presente e sulle prospettive future dell'agroalimentare italiano. I dati Istat completi sulla spesa alimentare 2011 segnalavano una relativa tenuta dell'agroalimentare rispetto ad altre voci di spesa, ma anche una crescente tendenza degli italiani a risparmiare su qualità e quantità (in concomitanza, peraltro, con un aumento dei prezzi). Vediamo ora quali sono le tendenze della spesa alimentare nei primi cinque mesi del 2012 (elaborazione Coldiretti/Swg su dati Istat).
I cosiddetti energy drink, bevande analcoliche addizionate di caffeina e altre sostanze stimolanti, sono sempre più popolari, specialmente tra i giovani. Ma il Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare avverte: comportano seri rischi per la salute. Vediamo quali. Quello dell'Italian sounding e del falso Made in Italy è sicuramente il problema più grave con cui deve fare i conti l'agroalimentare italiano sul fronte dell'export. Se a questo problema aggiungiamo il fatto che molti marchi italiani sono stati acquistati negli ultimi anni da multinazionali straniere, arriviamo al caso della Lactalis che usa il marchio Galbani per vendere falso Pecorino romano negli Stati Uniti... Sono stati diffusi giovedì 5 luglio 2012 i dati Istat completi su “I consumi delle famiglie italiane nel 2011”. Dati che sostanzialmente confermano quanto era già emerso nell'indagine su “Gli italiani e l'alimentazione nel tempo della crisi” presentata nell'ottobre scorso da Coldiretti e Swg: nel complesso le spese alimentari mostrano una relativa tenuta rispetto alle altre voci di spesa. Ma cresce sempre di più la tendenza a risparmiare su quantità e qualità dei prodotti acquistati (mentre salgono i prezzi...). Che la Coca Cola (al pari delle altre bevande gassate e zuccherate) non fosse propriamente salutare è un fatto noto. Che sta portando anche in Italia all' introduzione di Fat Tax che dovrebbero scoraggiarne il consumo e insieme portare nelle casse dello Stato centinaia di milioni di euro all'anno (facendo infuriare gli imprenditori...). La novità è che la Coca Cola, oltre a essere iperzuccherata, contiene anche tracce di alcool. Tracce sufficienti a creare per il colosso di Atlanta seri problemi con il gigantesco mondo islamico... Nel 2012 i consumi di extravergine delle famiglie sono cresciuti del 4,2% nel 2012, ma la produzione nazionale di olio extravergine nazionale si è ridotta – nello stesso periodo – del 6%. Nel frattempo le importazioni di olio di oliva straniero in Italia raggiungono il record storico di 584.000 tonnellate, e superano la produzione nazionale. Il significato di tutto questo è chiarissimo: la gran parte dell'olio venduto in Italia è almeno in parte di provenienza estera, spesso all'insaputa dei consumatori. E le quotazioni del vero olio italiano scendono in picchiata (fino a -30% secondo i dati Coldiretti) perché ormai conviene fare quello che fanno quasi tutti: importare olio a prezzi più bassi di quelli italiani, e poi vendere le bottiglie al supermercato con il tricolore in etichetta... Qual è la percentuale di succo d'arancia contenuta nell'aranciata? In Italia può essere (ed è) soltanto del 12%. Ma è in corso una battaglia parlamentare per alzare la percentuale dal 12 al 20%. Un aumento che avrebbe effetti positivi per la salute dei consumatori e che sarebbe una boccata d'ossigeno per gli imprenditori agricoli del settore ortofrutticolo. Ormai il trend è chiarissimo, e – al di là della crisi – è il problema di fondo dell'agroalimentare italiano: mentre aumentano i prezzi al consumo (cioè aumentano i prezzi di vendita dei prodotti al pubblico), i prezzi all'origine (cioè quanto la Grande Distribuzione paga ai produttori agricoli per la merce) non solo non aumentano. Continuano a diminuire. E intano le aziende agricole chiudono (in 50.000 hanno chiuso nel 2011, e in 13.000 nei primi mesi del 2012). Già i dati Istat di inizio 2012 erano tutt'altro che confortanti, e parlavano di un aumento del carrello della spesa che è il maggiore dall'ottobre 2008. Purtroppo la situazione – sul fronte dei prezzi di cibi e bevande – per il momento non migliora. Ed è segnata, a partire da maggio, dall'ulteriore inasprimento del prezzo dei carburanti. Un problema che si ripercuote a valanga su tutta la filera alimentare, in un Paese come l'Italia nel quale l'88% delle merci viaggia su strada.
C'è la Crisi ma non tutti piangono, anzi. La Gdo va benissimo, e in particolare i discount, che non hanno mai venduto così tanto come negli ultimi mesi. Un trionfo della spesa low cost in cui al risparmio – come fa notare la Coldiretti – si accompagna spesso un preoccupante scadimento della qualità dei prodotti. Da una parte il problema dell'obesità, in continua crescita anche in Italia. Dall'altra la crescente necessità degli Stati, specialmente l'Italia, di fare cassa in un periodo di crisi e di conti pubblici disastrosi. Il risultato sono le tasse sui junk food, che il governo Monti ha intenzione di introdurre a breve sia sulle patatine fritte sia sulle bevande gassate e zuccherate. Le tasse non finiscono mai. La discutibilissima tassa sul junk food che il governo Monti ha intenzione di varare sarebbe una batosta senza precedenti per molti colossi dell'alimentare. Che non ci stanno. Il titolare di Amica Chips Alfredo Moratti, intervistato da Il Giornale, minaccia: se arriva davvero la tassa sul junk food "vendo tutto a una multinazionale e me ne vado dall'Italia". Nel 2011 hanno chiuso in Italia 50.000 aziende agricole. E nel primo trimestre del 2012 le aziende agricole che hanno chiuso (dati Coldiretti) sono 28.300, cioè in tre mesi già più della metà dell'intero 2011, che già era stato un anno catastrofico. Una situazione tragica che ha molte cause, tra le quali il continuo – inarrestabile – crollo dei prezzi alla produzione. La crisi non è certo l'unico problema dell'agroalimentare italiano. Un altro problema – enorme – è quello delle contraffazioni alimentari. Un problema di sicurezza alimentare, ma anche una gravissima tara dal punto di vista economico. L'Italia è leader europea per le segnalazioni di cibi contaminati e per le agromafie, che ad oggi hanno un volume d'affari di 12,5 miliardi di euro. E la Coldiretti dichiara: la contraffazione alimentare pesa in Italia per 164 milioni di euro al giorno, e con una seria lotta alla pirateria alimentare si potrebbero creare fino a 300.000 nuovi posti di lavoro.
Anche la frutta e la verdura sentono la crisi. Con un trend negativo che tuttavia è iniziato ben prima della grande Crisi scoppiata nel 2008. Negli ultimi dieci anni (dati Coldiretti) gli acquisti di frutta e verdura in Italia sono calati di oltre 100 chili a famiglia (-22%). Un dato che preoccupa anche dal punto di vista della salute, e che si accompagna al progressivo abbandono della dieta mediterranea e a un concomitante aumento dell'obesità nel nostro Paese.
Già i dati Istat di gennaio e febbraio su inflazione e spesa alimentare erano pessimi. In questi giorni sono stati diffusi i dati ufficiali per il mese di marzo, che segnalano un ulteriore aumento dei prezzi dei generi alimentari. Secondo i dati del Codacons, se questa tendenza continua (e al momento nulla fa sperare nel contraio...), l'aumento della spesa alimentare per gli italiani dovrebbe attestarsi oltre i 600 euro su base annua. Al di là di tutte le possibili analisi, c'è un dato quanto mai esplicito e inequivocabile sulla crisi dell'agroalimentare italiano: nel 2011 in Italia hanno chiuso oltre 50.000 aziende agricole, su un totale di circa 829.000 imprese iscritte al registro delle Camere di Commercio. In pratica oltre il 6% delle aziende agricole italiane hanno chiuso i battenti nell'ultimo anno. E la Coldiretti – che ha lanciato l'allarme – è tutt'altro che ottimista per il 2012. Che è iniziato malissimo. Dopo il caso della Coca Cola cancerogena, è scoppiato negli Stati Uniti un nuovo scandalo alimentare: quello del Pink slime, la "melma rosa". Una poltiglia a bassissimo costo che si ottiene dagli scarti di lavorazione delle carni bovine, viene trattata con ammoniaca, poi viene aggiunta alla carne macinata che è venduta normalmente nei supermercati e nei ristoranti, con lo scopo di aumentarne peso e volume risparmiando soldi. Con serie perplessità in materia di sicurezza alimentare dei consumatori. |
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