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Il caso Parmacotto. Quali sono le accuse della Procura di Parma

La Guardia di Finanza di Parma ha sequestrato 11 milioni di euro alla Parmacotto, uno dei marchi storici del food Made in Italy. Il reato configurato dalla procura di Parma è quello di truffa aggravata per il conseguimento di finanziamenti pubblici.

Il 4 luglio la Guardia di Finanza di Parma ha effettuato un sequestro patrimoniale (sequestro di beni) per un valore di 11 milioni alla Parmacotto, con un blitz nella sede di Via felice da Mareto. L’operazione è avvenuta a seguito di un’indagine della Procura di Parma iniziata circa un anno fa. Il reato configurato dalla Procura è la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Gli indagati al momento sono due: Marco Rosi (il fondatore e presidente dell’azienda fino al dicembre del 2014) e Marco Delsante (ex responsabile finanziario). Nel settembre del 2011 la Parmacotto ha ricevuto 11 milioni di euro di “denaro pubblico” da parte di Simest (controllata della Cdp – Cassa depositi e prestiti) nell’ambito di un programma per il sostegno allo sviluppo e agli investimenti di aziende italiane con i bilanci in attivo. Secondo il quadro configurato dalla Procura parmense la Parmacotto sarebbe riuscita ad ottenere il finanziamento attraverso artifici e illeciti contabili con conseguente falsificazione del bilancio 2010 e “occultamento” di una situazione critica esplosa poi nel 2014, quando la società ha chiesto il concordato preventivo, con iter aperto l’11 novembre 2014.

Il debito di Parmacotto ammonta (secondo il bilancio 2015) a 100 milioni e 916mila euro, e la ristrutturazione con tagli dei costi e del personale è ancora in corso. Ora però l’intervento della Procura di Parma per il caso della truffa aggravata cambia ulteriormente la situazione: i beni aziendali (disponibilità finanziarie, quote societarie, beni mobili e immobili, ecc.) sono stati sottoposti a vincolo giudiziario, e saranno usati e gestiti da un “amministratore giudiziario” appositamente nominato dalla Procura. Si fa sempre più critica dunque la situazione di un’azienda storica del food Made in Italy, che proprio in questi giorni compie trent’anni (è stata fondata il 16 luglio 1986), e che negli anni ’90 era diventata uno dei marchi italiani più popolari, con celebri spot pubblicitari come quello di Sofia Loren e quelli di Christian De Sica.

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