Food

Consorzi di Tutela. Un emendamento impone la parità di genere uomini-donne

Parità di genere tra uomini e donne nei Consorzi di Tutela dei prodotti alimentari italiani a Denominazione di Origine Protetta e Indicazione Geografica Protetta: una norma molto contestata che è stata approvata dalla Commissione Agricoltura della Camera.

L’iter legislativo è ancora in corso ma la Commissione Agricoltura della Camera ha già approvato un emendamento che obbliga i Consorzi volontari di Tutela a modificare i loro statuti entro sei mesi per garantire la parità di genere nei consigli di amministrazione. I consorzi che rappresentano i prodotti riconosciuti dalla Ue come Dop e le Igp – di cui l’Italia ha la leadership (è il Paese con il maggior numero di prodotti riconosciuti) – devono avere consigli di amministrazione composti in egual numero da uomini e donne.

Una norma che si inserisce in un contesto – quello italiano – in cui la presenza femminile nell’agroalimentare è sempre più forte (nell’ultimo anno sono cresciute del 76% le giovani imprenditrici agricole) ed è più rilevante rispetto ad altri settori (in Italia oggi il 33% delle aziende agricole e il 28% delle imprese agroalimentari sono guidate da donne, mentre complessivamente le imprese a guide femminile nell’economia italiana sono il 23% del totale). Ma i due grandi Consorzi di Tutela – AICIG (Associazione Italiana Consorzi Indicazione Geografica), che rappresenta il 95% della produzione Dop e Igp; FEDERDOC (Confederazione Nazionale dei Consorzi Volontari Tutela Denominazioni dei Vini Italiani), che rappresenta l’85% della produzione di vini a Denominazione d’Origine – contestano aspramente le norme rosa per la parità di genere e le ritengono al momento sostanzialmente inapplicabili. I consigli di amministrazione dei Consorzi di Tutela sono infatti costituiti dai rappresentanti legali delle aziende associate (o da loro delegati), e la rappresentatività nel cda rispetta quindi quella che è di fatto tutt’ora la netta prevalenza maschile alla guida delle aziende. Imporre la parità di genere nei cda dei Consorzi di Tutela appare quindi come una “forzatura” difficilmente praticabile sul breve termine.

In una nota congiunta AICIG e FEDERDOC hanno spiegato: “questa misura è stata presa senza la benché minima consultazione dei Consorzi ed esprime la totale non conoscenza circa la struttura, il ruolo, la rappresentatività che questi organismi di tutela dei prodotti italiani delle Denominazioni di origine protette, Indicazioni geografiche protette e attestazioni di specificità rivestono, nonché sulla composizione dei Consigli di Amministrazione che li reggono”

Secondo il Presidente AICIG Giuseppe Liberatore “ci troviamo di fronte a un provvedimento astruso e incomprensibile, che non ha nulla a che vedere con la finalità dei Consorzi di tutela e con la composizione dei loro Cda, inapplicabile perché mancano le persone che rappresentano in modo paritario i due generi. È un dato di fatto che la base sociale dei Consorzi è rappresentata da imprese i cui rappresentanti legali sono generalmente uomini. Di riflesso anche la composizione dei cda del Consorzi riflette tale dato di fatto e non si capisce la ragione nel voler imporre una parità di genere che sarebbe nei fatti impossibile avere, perché non esiste alla base sociale”.

E secondo il Presidente Federdoc Riccardo Ricci “pur rilevando nel mondo del vino una presenza femminile maggiore rispetto ad altri comparti, non è accettabile un’imposizione del genere dall’alto senza un confronto con i Consorzi stessi rappresentativi della base. Non è imponendo percentuali di genere nei cda dei Consorzi che si afferma la presenza delle donne nel mondo dell’agricoltura e esprimiamo vivamente dubbio e stupore in merito alla ragione di tale provvedimento”.

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