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Quale futuro per il Reparto Carni? La nuova indagine SG Marketing

 

È stata presentata nell’ambito di Eurocarne 2015 la nuova indagine di Sg Marketing dal titolo “Cambiano i consumi alimentari. Quale futuro per il reparto carni? Produzione e distribuzione a confronto”.

 

Il primo dato sottolineato dall’indagine riguarda la dinamica dei consumi. Nel 2014 rispetto al 2013 c’è stato un calo significativo nelle vendite di carne in Italia. La carne bovina (quella mediamente più costosa) è scesa nelle vendite del 6% a volume e del 6,4% a valore, mentre la carne suina ha perso il 2,3% a volume e il 3,1% a valore e le carni avicole sono scese a volume dell’1,7% e a valore del 2%. La quota a volume dei diversi canali di vendita delle carni in Italia è la seguente: il 38% della carne distribuita in Italia viene venduta nei supermercati (punti vendita Gdo standard, con una superficie tra i 400 e i 2500 m2), il 23% negli ipermercati (grandi punti vendita Gdo, con una superficie superiore ai 2500 m2), il 20% nell’ambito del dettaglio tradizionale (macellerie, negozi di alimentari), l’11% nei discount, l’8% nelle superette (piccoli supermercati, piccoli punti vendita Gdo con una superficie inferiore ai 400 m2). L’80% della carne venduta in Italia passa dunque oggi attraverso la Grande Distribuzione (Gdo), e soltanto il 20% passa dalle macellerie e dai negozi di alimentari tradizionali.

 

Nella scelta del punto vendita per gli acquisti alimentari per gli italiani il reparto carne è il secondo reparto per importanza, dietro il reparto frutta e verdura, e davanti ai reparti – nell’ordine – pasta e riso, formaggi, e surgelati. Per quanto riguarda la propensione al consumo delle diverse tipologie di carne c’è un dato interessante: il 33,6% degli italiani ritiene di dover mangiare più carne avicunicola (considerata più salutare) e soltanto il 6,8% ritiene di mangiarne troppa, mentre il 25,4% degli italiani ritiene di dover diminuire i consumi di carne bovina (considerata meno salutare) e soltanto l’11,8% pensa di consumarne troppo poca; la carne suina è considerata ancora meno salutare della bovina, e il 29,9% degli italiani ritiene opportuno ridurne i consumi (solo il 5,2% pensa di doverne mangiare di più). Tra le determinanti della qualità, ovvero tra i fattori considerati più importanti per la qualità della carne, al primo posto c’è la provenienza italiana, seguita – nell’ordine – dalla modalità di allevamento, dal colore, dall’assenza di grasso, dalla tenerezza, dalla produzione biologica, dall’assenza di nervi, dall’assenza di sangue, dalla succosità, dalla facilità nella cottura.L’opzione prevalente di acquistare la carne nell’ambito della Gdo (supermercati, ipermercati, superette, discount) anziché nelle macellerie e nei negozi tradizionali (scelta che – come detto – riguarda oggi l’80% degli italiani) è legata al fattore prezzo (si spende meno, ci sono sconti e promozioni), al fattore comodità (maggiore estensione degli orari di apertura del punto vendita), al fattore assortimento (maggiore ampiezza, più scelta) e al fattore garanzia e sicurezza alimentare (sensazione di maggior controllo sull’origine),mentre a sfavore della Gdo e a favore delle macellerie e dei negozi tradizionali ci sono secondo gli italiani due elementi: il fattore servizio (nei supermercati manca personale competente a cui chiedere delucidazioni e consigli sulla carne) e il fattore qualità (la carne acquistata nelle macellerie e nei negozi di alimentari tradizionali è considerata mediamente più buona rispetto a quella acquistata nei supermercati, in particolare nel caso della carne di manzo).

 

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