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Scandalo pecorino rumeno. La Coldiretti vince in tribunale

Quello del falso pecorino rumeno finanziato con soldi pubblici italiani è stato uno dei casi più incredibili di falso Made in Italy degli ultimi anni. Ora la vicenda si è conclusa in tribunale a favore della Coldiretti, che aveva protestato contro lo scandalo.

 

Qui su Universofood ci siamo occupati a più riprese dell’Italian Sounding e del problema del falso Made in Italy agroalimentare in Italia. Una delle vicende più eclatanti su cui abbiamo scritto è quella del falso pecorino rumeno finanziato con soldi pubblici.

La vicenda, in sintesi, è questa: la società Lactitalia Srl, controllata dalla Roinvest Srl (che fa capo, con il 70,5%, alla F.lli Pinna Spa), e di cui ai tempi era azionista per il restante 29,5% la Simest Spa (che è una società partecipata per il 76% dal Ministero dello Sviluppo economico), produceva in Romania (a Izvin, nei pressi di Timisoara) dei formaggi di pecora realizzati con latte rumeno e ungherese e poi venduti come pecorini Made in Italy sui mercati europeo e statunitense. In pratica i maggiori produttori di latte e formaggi della Sardegna, i fratelli Pinna (tra l’altro Andrea Pinna era vicepresidente del Consorzio di Tutela del Pecorino sardo, e il fratello Pierluigi era consigliere dell’ente che certifica il controllo di qualità del Pecorino sardo), si erano messi a produrre falso Pecorino sardo in Romania (“il Pecorino sardo si fa concorrenza da solo“, titolò ai tempi il Corriere della Sera)! E lo Stato Italiano, attraverso la partecipazione azionaria della Simest, finanziava questo scandalo!

 

Dopo mesi di proteste e mobilitazioni pubbliche da parte degli agricoltori e pastori della Coldiretti, delle associazioni dei consumatori e da parte di 2215 comuni, 12 regioni, 26 province, 41 Camere di Commercio e 119 tra Comunità Montane e altri enti come Unioncamere, alla fine – nel marzo 2012 – Simest è uscita con cessione delle quote dalla società Lactitalia ponendo fine quindi alla partecipazione con soldi pubblici allo scandalo del Pecorino rumeno.

 

La vicenda – riferisce la Coldiretti in un comunicato stampa – è poi approdata al tribunale di Sassari, ma nell’aprile 2013 il tribunale ha rigettato le domande della F.lli Pinna e della Roinvest condannandole alla rifusione delle spese in favore di Coldiretti e RTI Spa. I Pinna affermavano che nella faccenda non era implicato alcun conflitto di interessi e alcuna concorrenza sleale perché i formaggi venivano prevalentemente smerciati in Paesi diversi dall’Italia, e nello stabilimento rumeno non erano mai stati prodotti né Pecorino Romano né Pecorino Sardo. Ma il tribunale ha accolto la versione della Coldiretti, secondo cui si era davanti a “un caso eclatante in cui lo Stato italiano, impegnato a combattere il finto made in Italy, ne diventava addirittura produttore, in quanto proprietario di una industria che in Romania, con latte romeno e ungherese, produce formaggi di pecora spacciati come Made in Italy sui mercati europeo e statunitense, contribuendo a uccidere con la concorrenza sleale i pastori italiani”. Secondo il Presidente della Coldiretti Sergio Marini questa sentenza è “una vittoria della trasparenza e della legalità che ci rafforza nella convinzione che, contro chiunque metta in discussione la verità e l’onorabilità di chi rappresentiamo, andremo sempre fino in fondo con determinazione e agiremo in tutte le forme e in ogni sede”.

 

(Luigi Torriani)

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