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Legge salva olio Made in Italy. Lo scontro tra Italia e Unione Europea

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 31 gennaio 2013 sarebbe dovuta entrate in vigore la cosiddetta legge salva olio Made in Italy (o legge Mongiello, dal nome della senatrice Pd Colomba Mongiello, che ha partecipato alla stesura ed è tra i promotori del disegno di legge). Ma l’Unione Europea ha sospeso l’applicazione della legge fino al 22 novembre 2013.

 

La necessità di una legge salva olio Made in Italy si poneva e si pone perché il fenomeno del falso extravergine Made in Italy sta assumendo da anni delle dimensioni sempre più preoccupanti, con implicazioni negative in termini di diritti dei consumatori e di sicurezza alimentare e con effetti deleteri dal punto di vista economico (il falso Made in Italy sta facendo crollare i prezzi del vero extravergine Made in Italy).


Il problema, in estrema sintesi, è questo: sugli scaffali di negozi e supermercati gli oli sembrano sempre italiani; il guaio è che le importazioni di olio d’oliva in Italia sono quasi triplicate negli ultimi vent’anni (+163%), e ad oggi l’Italia risulta il massimo importatore mondiale di olive e di olio, che arrivano per il 74% dalla Spagna, per il 15% dalla Grecia e per il 7% dalla Tunisia; la (facile) conclusione è che una larga parte delle bottiglie di olio che acquistiamo in Italia sembrano oli italiani ma non lo sono. Sono, in genere, oli di bassa qualità derivanti dalla lavorazione (in Italia) di olive straniere (o direttamente dall’importazione di oli stranieri di bassa qualità e di basso costo), mescolati poi con minime percentuali di olio italiano. In tutti questi casi in etichetta deve essere scritto per legge che si tratta di una “miscela di oli comunitari” o “miscela di oli comunitari e extracomunitari”, indicazione che però sfugge decisamente agli occhi del consumatore medio, essendo scritta a caratteri minuscoli e sovrastata da un marchio italiano e da continui riferimenti all’italianità del prodotto.

 

È in questo contesto e per contrastare questo fenomeno di inganno legalizzzato dei consumatori e di mancata tutela effettiva del vero Made in Italy che il Parlamento ha approvato a novembre la cosiddetta legge Mongiello o legge salva olio Made in Italy, che prevede in sintesi questo: mettere in etichetta indicazioni fallaci “che evocano una specifica zona geografica di origine degli oli di oliva non corrispondente alla effettiva origine territoriale delle olive” diventa reato di contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine (articolo 517-quater del codice penale); per i marchi che evocano una specifica zona geografica che non coincide con l’effettiva origine delle materie prime scatta il ritiro, e sono previste sanzioni accessorie, con l’interdizione per cinque anni dal realizzare attività di comunicazione commerciale e attività pubblicitaria aventi per oggetto oli di oliva e il divieto di ottenere, a qualsiasi titolo, contributi, finanziamenti o mutui agevolati da parte di istituzioni nazionali e/o europee, per chi sia stato oggetto di condanna per reati nel settore; si inaspriscono i controlli, con il rafforzamento degli istituti processuali e investigativi (intercettazioni, ecc.); contro il segreto sulle importazioni agroalimentari viene poi garantito il diritto d’accesso alle informazioni concernenti l’origine degli oli di oliva detenute dalle autorità pubbliche a tutti gli organi di controllo e alle amministrazioni interessate; si migliora la leggibilità delle etichette (dimensioni dei caratteri) e si completa l’intervento già anticipato dal Parlamento con una norma precedente sul valore probatorio del panel test, al fine di garantire la corrispondenza merceologica e la qualità degli oli di oliva e punire la non conformità dei campioni degli oli di oliva vergini alla categoria dichiarata in etichetta; si fissano limiti più restrittivi per il contenuto di etil esteri degli acidi grassi (Eeag) e di metil esteri degli acidi grassi (Meag) e vengono rese note le risultanze delle analisi che sono pubblicate ed aggiornate mensilmente in una apposita sezione del portale internet del Ministero delle Politiche Alimentari e Forestali; si prevede in etichetta anche un termine minimo di conservazione non superiore a 18 mesi dalla data di imbottigliamento, e si prevedono specifiche modalità di presentazione degli oli di oliva nei pubblici esercizi, imponendo l’obbligo di idonei dispositivi di chiusura o di etichettatura con sanzioni connesse alla violazione delle relative disposizioni; si fissano infine dei limiti più stringenti all’abbassamento dei prezzi per porre un freno ai supersconti e alle vendite sottocosto.


Il problema è che la Commissione Ue, con la decisione n.2012/650/I, ha sospeso l’applicazione della legge salva olio Made in Italy per un anno e cioè fino al 22 novembre 2013 (il testo della legge italiana era stato notificato a Bruxelles il 21 novembre). A non convincere la Ue sarebbero in particolare due aspetti della legislazione italiana: il rischio che nei panel test (prove di assaggio degli oli certificate dal Ministero delle Politiche Agricole con valore di test legale) i comitati e le giurie di assaggio siano in parte composti anche da rappresentanti di settore, con problemi di conflitto di interessi; i limiti più restrittivi posti per il contenuto di etil esteri e metil esteri degli acidi grassi.

Slitta dunque almeno fino alla fine del 2013 una legge che la Coldiretti ha più volte definito di “straordinaria importanza nella tutela del vero Made in Italy. Ma da Assitol (l’associazione italiana delle industrie olearie) e Federolio (l’associazione dei commercianti e confezionatori di olio d’oliva) minimizzano. Il direttore di Assitol Claudio Ranzani ha dichiarato: “come già preannunciato dagli uffici di Bruxelles nello scorso dicembre, la Commissione ritiene le disposizioni italiane in contraddizione con le normative europee attualmente in vigore. Senza contare che su alcuni aspetti disciplinati dalla legge Mongiello, Bruxelles ha già avviato una riflessione proprio per arrivare a introdurre delle correzioni in senso più restrittivo. Ovvero proprio nella direzione invocata dall’Italia. Ma l’iniziativa Ue è stata scavalcata dalla legge italiana”. Mentre il presidente di Federolio Gennaro Forcella ha chiarito: “prendiamo atto della decisione Ue. Sarebbe stato meglio attendere la conclusione delle riflessioni della Commissione, mentre invece l’Italia ha preferito ancora una volta accelerare su una legge nazionale (e per l’olio d’oliva si tratta del quarto provvedimento pubblicato in Gazzetta ufficiale e contestato da Bruxelles) e poi incappare nella sospensione disposta dalla Commissione Ue”.

 

(Luigi Torriani)

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