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Crisi. L'impatto sul settore dello spumante

La situazione degli spumanti italiani è un caso emblematico della situazione generale dell’agroalimentare italiano: mentre l’export è in continua crescita, i consumi interni continuano a rallentare. Un quadro che il fondatore di Ovse Giampietro Comolli ha recentemente riassunto in questi termini: “se non ci fosse l’export, il mercato dei vini e spumanti italiani sarebbe in grave decrescita. Oggi il settore vinicolo italiano è tenuto in piedi dalle esportazioni“. Vediamo i dati Ovse definitivi per il 2012 sulle vendite di spumante in Italia.

 

Il Made in Italy agroalimentare è in continua crescita sul fronte delle esportazioni, che nel 2012 hanno raggiunto la cifra record di 31 miliardi di euro (e già il 2011 era stato un anno eccezionale), con una crescita sempre più significativa anche negli Stati Uniti. Nel frattempo i consumi interni sono in discesa, anche se non crollano. La spesa alimentare è stata (dopo le spese per i figli) la voce di spesa meno tagliata dalle famiglie italiane di fronte alla Crisi, eppure le famiglie italiane tra il 2007 e il 2012 hanno diminuito di 11 miliardi di euro il budget per le spese alimentari, con un calo ulteriore nel 2012.


L’andamento del comparto degli spumanti conferma sostanzialmente questa tendenza. Mentre l’Italia chiude il 2012 come primo esportatore e primo produttore mondiale di vini, gli spumanti si confermano al top all’interno del settore vinicolo, con le esportazioni in continuo aumento, con percentuali di crescita impressionanti sul mercato cinese, e con la conquista di una migliore tutela legislativa contro l’italian sounding sul mercato statunitense.


Poi ci sono i numeri Ovse per il mercato interno, che sono purtroppo di tutt’altro tenore: il consumo nazionale di spumanti nel 2012 è stato di 151 milioni di bottiglie, di cui 6,3 straniere (dunque di Made in Italy sono 144,7 milioni di bottiglie, di cui 22,5 di metodo classico e 122 di metodo italiano), per un valore all’origine di 380 milioni di euro, con un calo in quantità del -4,10% rispetto al 2011 (meno sette milioni di bottiglie) e del -6,64% rispetto al 2010, e un calo in valore del -3,6% (il calo inferiore del valore rispetto ai volumi significa che i prezzi sono tendenzialmente aumentati); nel 2012 l’Italia ha prodotto in generale 465 milioni di bottiglie di spumanti (25 milioni di metodo tradizionale, 440 di metodo classico), per un fatturato alla cantina (cioè all’origine) di 1,2 miliardi di euro), questo significa – calcolatrice alla mano – che i consumi interni nel 2012 hanno coperto in quantità soltanto il 33,5% del totale e in valore tra il 31,5 e il 32% (tutto il resto è andato sul fronte dell’export); nel settore Horeca (alberghi, ristoranti, bar) il calo dei consumi di spumante è stato addirittura del -9,5%, mentre cresce la Gdo (che oggi copre il 61% delle vendite di spumanti in Italia) e crescono le vendite di spumanti nei discount (dunque spumanti generici, tendenzialmente a basso costo e bassa qualità), dato quest’ultimo che è coerente con un generale aumento dei consumi sul canale discount dall’inizio della Crisi ad oggi. A “consolare” in questo contesto restano due dati: la tenuta e addirittura la crescita delle vendite di spumante per Capodanno; il calo ancor più pronunciato dei consumi interni di vini spumanti locali in Francia e Spagna (circa -9% e -14%) rispetto all’Italia.


(Luigi Torriani)

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