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Consumi alimentari 2012. Come cambia il menù degli italiani

La scorsa settimana avevamo parlato dello studio Fipe sull’andamento dei consumi alimentari in Italia nel quinquennio 2008-2012, cioè su come sono cambiati i consumi alimentari degli italiani da quando è iniziata la Crisi. Vediamo ora i risultati dello studio Coldiretti “La Crisi taglia la spesa degli italiani”, presentato nei giorni scorsi (19-20 ottobre) al Forum Internazionale dell’Alimentazione e dell’Agricoltura di Cernobbio.

Lo studio della Coldiretti si riferisce all’andamento dei consumi alimentari in Italia nel solo 2012 (confronto con il 2011) ed è basato sull’elaborazione di dati Coop Italia relativi ai primi nove mesi del 2012. Un primo dato – francamente prevedibile – è il calo generale dei consumi alimentari in Italia nell’ultimo anno (in un periodo in cui anche le famiglie a reddito più alto hanno scelto di risparmiare, come mostra il crollo dei consumi di caviale e di champagne). D’altronde non è un mistero che ormai l’agroalimentare italiano è praticamente tenuto in piedi dall’export, e mostra una crescente sofferenza sul fronte dei consumi interni. Andando a vedere i dati nel dettaglio si scopre però che alcuni prodotti alimentari hanno avuto un andamento anticiclico vendendo di più nel 2012 rispetto al 2011.

Questi, in sintesi, i numeri diffusi dalla Coldiretti a Cernobbio: scendono del 5,5% i consumi di carne (e perdono terreno, in particolare, i filetti e i tagli pregiati); calano dell’1% gli acquisti di pesce e dello 0,9% gli acquisti di prodotti ortofrutticoli (ma per la frutta e la verdura la crisi è vecchia almeno di dieci anni…); scendono del 7% le caramelle, del 3,4% il cioccolato, del 2,2% le bibite (che tra poco saranno peraltro in versione salutista per volere del governo Monti…), del 3,8% i prodotti di pasticceria industriale, del 12,1% i dessert; salgono invece la farina (vendite a +8,3%), le uova (+5,3%), la pasta (+3,6%), il pane (+1,3%), il burro (+2,8%), le fette biscottate (+5,9%), il caffè macinato (+3,3%), il miele (+1,9%), le marmellate (+0,9%), l’olio di oliva (+6,8%) e i vini tipici (+1,5%).

La crescita di farina, uova, burro, miele, marmellate e fette biscottate, concomitante al calo delle vendite di dolci già preparati indica secondo la Coldiretti (ma il dato è già di per sé evidente…) una crescente tendenza al risparmio delle famiglie italiane, ovvero l’aumento della propensione a prepararsi direttamente i dolci in casa per spendere meno. Lo stesso vale per l’aumento delle vendite di caffè, che significa che sempre più italiani rinunciano alla colazione al bar e si preparano il caffè direttamente a casa. Anche l’aumento delle vendite di pasta non stupisce, dato l’evidente economicità del prodotto rispetto alla carne a al pesce. Per quanto riguarda la crescita delle vendite di olio di olivi e vini tipici la spiegazione sta almeno in parte in un dato: nel 2012 l’olio di oliva e i vini tipici sono stati i prodotti più in promozione sugli scaffali di negozi e supermercati (al primo posto l’olio di oliva, con il 53% delle vendite dell’ultimo anno che sono vendite in promozione; al secondo posto i vini tipici, con il 40% delle vendite in promozione; al terzo, peraltro, la stessa pasta, con il 39% delle vendite in promozione).

Comunque si vogliano leggere questi dati, un fatto è evidente: la necessità e/o la propensione degli italiani a risparmiare anche sulle spese alimentari in questi anni di Crisi. A questo proposito giova ricordare che – mentre la disoccupazione giovanile nel nostro Paese è ormai oltre il 27% e il potere d’acquisto delle famiglie è in picchiata – i prezzi dei prodotti alimentari in Italia continuano a essere più alti del 6% rispetto alla media Ue. E l’imminente aumento dell’Iva peserà sulla spesa alimentare degli italiani per circa 500 milioni di euro all’anno

(Luigi Torriani)

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