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Ogm e etichette alimentari. Il caso della California

 

Il 6 novembre 2012 si terrà in California un referendum che potrebbe avere conseguenze decisive sull’agroalimentare americano. I californiani saranno chiamati a scegliere se confermare o meno una proposta referendaria che chiede di introdurre l’obbligo di indicare in etichetta la presenza di ogm in ogni prodotto alimentare in vendita nello Stato.

 

In Europa gli ogm attraversano da tempo una crisi che sembra non avere vie d’uscita (e che è parallela al crescente successo del biologico). Ma in realtà, semplicemente, gli europei sono da sempre in larga maggioranza contrari agli ogm (e anche a più recenti frontiere della ricerca, come l’hamburger da staminali da mucca e la clonazione animale a fini alimentari), e le recenti aperture del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini (che ha una posizione personale fortemente favorevole agli ogm) sembrano decisamente in controtendenza, in un contesto in cui perfino il leader europeo di settore – la multinazionale tedesca Basf – ha scelto di abbandonare qualsiasi piano di sviluppo e commercializzazioni di colture ogm in Europa, per concentrarsi esclusivamente sul mercato americano.

Negli Stati Uniti gli ogm hanno da anni un peso commerciale decisamente superiore rispetto all’Europa, e le multinazionali si concentrano sempre di più su quel mercato abbandonando quello europeo. Cresce però negli Stati Uniti la volontà popolare di avere totale trasparenza sulle etichette alimentari. E va in questa direzione il referendum che avrà luogo in California il 6 novembre e che potrebbe avere conseguenze epocali. Una coalizione guidata dall’associazione California Right to Know [California diritto di sapere] ha raccolto il milione di firme necessario per sottoporre a referendum un’ipotesi di legge chiamata Proposta 37, che chiede – in sintesi – di introdurre l’obbligo legale a indicare sull’etichetta di qualsiasi alimento (“grezzo a trasformato”) in commercio la presenza o assenza di ogm.

L’opinionista Mark Bittman spiega dettagliatamente la situazione in un ampio articolo sul New York Times. Bittman anzitutto riferisce i risultati dei più recenti sondaggi: la Proposta 37 troverebbe favorevoli circa il 65% dei californiani (il 20% è contrario, il 15% è indeciso), nonostante il grande battage mediatico della Monsanto (che “ha già speso decine di milioni di dollari per la campagna contro la Proposta 37) e degli altri operatori di settore; a livello nazionale, alla domanda se la FDA dovrebbe richiedere che “gli alimenti che sono stati geneticamente modificati o contengono ingredienti geneticamente modificati siano etichettati in tal senso”, addirittura il 91% degli americani risponde sì (il 5% è contrario, il 4% non risponde o è indeciso). E si tratta di risultati che si registrano più o meno invariati da quasi due anni.

Bittman chiarisce poi che il voto californiano avrà quasi certamente un effetto su tutti gli Stati Uniti (“se dovesse passare la Proposta 37 è improbabile che si riformulino le etichette soltanto per la California, la cui popolazione è il 12% di quella degli Stati Uniti; in un certo senso questo è in realtà un voto nazionale”) ed esprime la sua opinione personale, che è fortemente favorevole alla Proposta 37. Spiega il giornalista americano: “la proposta 37 non è un divieto contro gli alimenti geneticamente modificati, è relativa al diritto di sapere. (…) Noi abbiamo diritto di sapere cosa c’è nel cibo che mangiamo e il diritto di sapere come viene prodotto. (…) Io voglio sapere – tecnicamente e in tutti i dettagli disponibili – come il mio cibo è prodotto, e non sono certo il solo. Questo resta valido anche se gli alimenti contenenti ogm o prodotti usando ogm fossero la cosa migliore del mondo“.

Il problema della chiarezza delle informazioni sulle etichette alimentari è un problema che anche noi italiani conosciamo molto bene, con continui scandali in particolare sulle etichette di pomodori, pesce e olio. E proprio nei giorni scorsi c’è stata l’incredibile decisione del Parlamento europeo, che ha bocciato l’etichetta facoltativa ‘no ogm’ per la carne. L’ultimo tentativo di ingannare i consumatori europei (contrari agli ogm), proprio mentre la patria degli ogm – gli Stati Uniti – sta per frenare lo strapotere delle multinazionali di settore…

(Luigi Torriani)

One comment

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    Sono daccordo con Franco sulla necessità dell’etichetta per una maggiore chiarezza al consumatore. Questa etichetta non garantisce però la qualità dei prodotti. Sarebbe ora che incominciassero a discutere seriamente anche sulla pericolosità degli agenti chimici usati per entrambi i prodotti OGM e NO OGM. 😮

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