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Lavoro agricolo. Raddoppiati in dieci anni i laureati

Le aziende agricole italiane stanno vivendo una crisi epocale. In 50.000 hanno chiuso nel 2011, e in 13.000 nel primo trimestre del 2012. E alla crisi si sono aggiunte ulteriori preoccupazioni, su tutte il terremoto (500 milioni di danni per il settore alimentare) e l’Imu (un miliardo di euro). Adesso la speranza è tutta sui giovani e sulla crescente professionalizzazione del lavoro agricolo.

 

Qualcosa si sta muovendo sul fronte del mercato del lavoro. Mentre i dati 2011 sull’occupazione agricola erano pessimi (a parte gli immigrati, che nel settore agricolo sono sempre di più e di cui ormai l’agricoltura italiana non può più fare a meno), nel primo trimestre del 2012 le assunzioni agricole sono cresciute del 6,7%. E se davvero dovesse andare in porto la vendita dei terreni agricoli dello Stato, di cui si parla da anni, secondo i calcoli di Coldiretti ci sarebbero 43.000 posti di lavoro in più per i giovani italiani.

 

Proprio quello di attirare i giovani verso l’agricoltura sembra essere il grande obiettivo della Coldiretti negli ultimi tempi. Dallo strano “dibattito” su Renzo Bossi agricoltore fino a tutta una serie di iniziative di successo come Oscar Green, la rassegna che premia gli imprenditori agricoli più innovativi e le migliori idee per uscire dalla crisi. Infine la diffusione di un vero e proprio vademecum in dieci punti su Come aprire un’azienda agricola oggi .

 

I dati diffusi dalla stessa Coldiretti segnalano inequivocabilmente un aumento dell’impiego di giovani in agricoltura, e in particolare di giovani laureati. Negli ultimi dieci anni i laureati alla guida di aziende agricole in Italia sono raddoppiati, e sono pari oggi al 6,2% dei capi azienda. Nella maggior parte sono persone che hanno frequentato facoltà diverse da quella di Agraria (in genere Economia o Marketing), e che possono portare nuove competenze e una ventata nuova nel panorama dell’agricoltura italiana.

 

In particolare nel Nord Italia, e soprattutto in Lombardia. Dove tra gli under 30 titolari di aziende agricole l’86% dei maschi e il 96% delle femmine ha almeno un diploma, e il 25% delle femmine e il 10% dei maschi ha anche una laurea. Dal 2008 a oggi in Lombardia sono stati oltre mille i giovani entrati nel settore agricolo (dati dell’Assessorato all’Agricoltura, Regione Lombardia): 101 a Bergamo, 220 a Brescia, 67 a Como, 73 a Cremona, 32 a Lecco, 14 a Lodi, 23 a Milano, 141 a Mantova, 196 a Pavia, 148 a Sondrio e 26 a Varese.

 

“E’ la dimostrazione” – secondo Coldiretti Lombardia – “che è in atto una progressiva specializzazione dei nostri imprenditori, che oltre a saper utilizzare i macchinari agricoli, devono conoscere gli animali e conservare gli insegnamenti delle generazioni precedenti, ma oggi devono anche saper gestire piani di sviluppo delle imprese, investimenti, approfondire la politica agricola comune, sapere di spread e credito e utilizzare anche qualche nozione di marketing. I giovani sono la nuova agricoltura: proiettata verso il futuro ma con forti radici nella tradizione”.

 

(Luigi Torriani)

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