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Crisi e spesa alimentare. I dati Istat completi per il 2011

Sono stati diffusi giovedì 5 luglio 2012 i dati Istat completi su “I consumi delle famiglie italiane nel 2011”. Dati che sostanzialmente confermano quanto era già emerso nell’indagine su “Gli italiani e l’alimentazione nel tempo della crisi” presentata nell’ottobre scorso da Coldiretti e Swg: nel complesso le spese alimentari mostrano una relativa tenuta rispetto alle altre voci di spesa. Ma cresce sempre di più la tendenza a risparmiare su quantità e qualità dei prodotti acquistati (mentre salgono i prezzi…).

 

Partiamo dal dato generale: le famiglie italiane nel 2011 hanno speso ogni mese una media di 2.488 euro, cioè l’1,4% in più rispetto al 2010, ma bisogna tenere conto del fatto che l’inflazione è a +2,8% e c’è stato un aumento dei prezzi. Calano soprattutto le spese per abbigliamento e calzature (-5,9%), mentre crescono le spese destinate all’abitazione (dal 28,4% al 28,9%) e ai trasporti (dal 13,8% al 14,2%). Nelle famiglie con lavoratori dipendenti la spesa media è di 2430 euro al mese, per le famiglie con imprenditori e liberi professionisti si sale a 3523 euro, ma si scende vertiginosamente se il nucleo famigliare ospita un disoccupato, una casalinga o un’altra figura in condizione non professionale (in questo caso l’esborso medio è di 1906 euro al mese). La Lombardia è la regione con la spesa media mensile per famiglia più elevata (3.033 euro), seguita dal Veneto (2.903 euro). Ultima la Sicilia, con una spesa media mensile di 1.637 euro per famiglia (anche se ovviamente il costo della vita in Sicilia è decisamente più basso che in Lombardia…).

 

Per quanto riguarda il settore alimentare, i dati rimangono sostanzialmente invariati, e anzi in leggera crescita: circa un quinto delle uscite delle famiglie italiane è destinato al cibo (precisamente: il 19% nel 2010, il 19,2% nel 2011). La spesa media per generi alimentari e bevande sale, in termini nominali, del 2,2% rispetto al 2010, arrivando a 477 euro mensili. Aumentano, soprattutto, le spese per carne, latte, formaggi, uova, zucchero, caffè. La quota di spesa destinata ad alimenti e bevande rimane costante fra le famiglie del Nord e del Centro (16,6% nel Nord e 18,4% nel Centro), e continua ad aumentare nel Mezzogiorno, dove ormai rappresenta il 25,6% della spesa totale.

 

Eppure il 35,8% delle famiglie dichiara di aver diminuito nel 2011 la quantità e/o la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto al 2010. Il che significa due cose: da una parte i prezzi aumentano (ormai in Italia gli alimentari costano il 6% in più della media Ue); dall’altra le famiglie, di fronte a prezzi più alti e a un potere d’acquisto in discesa, si rivolgono sempre più spesso ai discount per risparmiare (anche se non esprimono consapevolezza rispetto alla diversa qualità dei prodotti: il 65,1% dichiara di aver ridotto la quantità, mentre solo nel 13,3% si ammette esplicitamente di aver diminuito anche la qualità). I discount crescono in maniera significativa, sia nel 2011 sia nei primi mesi del 2012, soprattutto nel Sud Italia (dove i clienti passano dall’11,2% al 13,1%). Più di un terzo delle famiglie acquista comunque cibi e bevande nei supermercati (il 67,5%) , che sono sempre il luogo di acquisto prevalente, anche se in lieve flessione (a beneficio dei discount). I negozi tradizionali tengono più che altro per il pane (che tuttora vendono a quasi la metà delle famiglie italiane, il 47,7%). Il mercato resta forte per l’acquisto di frutta e verdura (16,3%) e per il pesce (9,7%).

 

(Luigi Torriani)

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