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Crisi e prezzi. Gli alimentari in Italia costano il 6% in più della media Ue

Sono usciti i dati Eurostat 2012 sull’andamento dei prezzi nei Paesi dell’Unione Europea. Già il dato generale parla chiaro: i prezzi in Italia sono superiori del 3% rispetto alla media europea. E sono altissimi in particolare per alimenti e bevande (6% sopra la media) e per ristoranti e hotel (8% in più della media).

 

Qualcuno ancora si stupisce della contrazione dei consumi alimentari e del trionfo della spesa low cost e dei discount, ma – in un contesto di crisi e di drastica riduzione del potere d’acquisto delle famiglie italiane – i prezzi del mercato italiano sono decisamente più alti, troppo più alti, della media europea. Mentre le famiglie hanno sempre meno soldi da spendere e la Chiesa stabilisce il record storico di pasti distribuiti ai poveri, in Italia continuano ininterrotti i giganteschi sprechi della filiera agroalimentare e i prezzi di cibi e bevande non si abbassano ( e anzi, complice il caro benzina, si alzano ulteriormente).

 

Questi i dati più significativi in sintesi: in generale i prezzi in Italia sono superiori alla media europea del 3%; gli alcolici e i tabacchi sono esattamente a +3%; i costi dei mezzi di trasporto sono nella media europea; nel campo dell’abbigliamento i prezzi risultano stranamente sotto la media europea (-1%); prodotti alimentari e ristoranti sono più cari del 6% rispetto alla media europea, e ristoranti e alberghi sono a +8% (così male soltanto gli apparecchi elettronici, a +7%). Se poi a ottobre dovesse arrivare davvero l’aumento del 2% delle aliquote Iva, i prezzi saliranno ulteriormente.

 

Ma forse il dato più sconcertante è un altro: nel nostro Paese ai prezzi alti non corrisponde affatto un alto guadagno degli imprenditori agricoli, che anzi sono ormai stremati dal crollo delle quotazioni all’origine e dai cronici ritardi nei pagamenti della Gdo (senza contare che l’Italia, che ha il record europeo per le segnalazioni di cibi contaminati, è da sempre in balia dello strapotere delle agromafie, con un giro di contraffazioni alimentari che genera un danno di 164 milioni di euro al giorno, e tra l’altro contribuisce al crollo dei prezzi all’origine del vero Made in Italy). A guadagnarci come sempre è soltanto la Grande Distribuzione (e la mafia). Intanto nel 2011 hanno chiuso in Italia 50.000 aziende agricole, e 13.000 nei primi mesi del 2012…

 

(Luigi Torriani)

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