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Troppo caldo a settembre. L'impatto sull'agroalimentare

Il mese di settembre del 2011 sarà ricordato come uno dei più caldi degli ultimi secoli. Precisamente il secondo mese di settembre più caldo degli ultimi duecento anni, dopo quello del 1897. Per la felicità degli operatori turistici e di chi ha potuto godersi il supplemento inaspettato di sole. Chi non si è affatto divertito è il mondo dell’agroalimentare italiano. Mentre ristoratori e albergatori se la ridono, gli agricoltori piangono. E i raccolti lasciano alquanto a desiderare.

 

 

Il primo problema è il caldo. Il mese di settembre 2011 registra un’anomalia delle temperature per eccesso che è di +2.6°C rispetto alla media del periodo di riferimento 1971-2000 (dati del Consiglio nazionale delle ricerche, Isac-Cnr, di Bologna). Il secondo problema è il calo delle precipitazioni, che si sono ridotte in media del 10%, e in alcune zone d’Italia con punte comprese tra il 50 e il 100%.

 

 

L’effetto di questa congiuntura meteorologica sul comparto agricoalimentare italiano è tutt’altro che confortante, secondo quanto emerso dall’analisi della Coldiretti su dati Ucea (Unità di ricerca per la climatologia e la meteorologia applicate all’agricoltura). Anzitutto c’è il problema della vendemmia, che è praticamente finita con largo anticipo per le uve bianche in pianura. La vendemmia 2011 sarà quindi la più scarsa di sempre, con valori compresi tra i 41 e i 42 milioni di ettolitri e con un calo del 10-15% rispetto allo scorso anno (ma con una buona qualità del raccolto).

 

Inoltre per salvare le piante da frutta dallo stress legato all’eccesso di temperatura e all’assenza di pioggia (e anche per garantire la fioritura nel prossimo anno) è stato necessario ricorrere straordinariamente all’irrigazione di soccorso per kiwi, pere e mele, il che naturalmente comporta un incremento dei costi per gli agricoltori. Oltretutto le mele sbiadiscono e soffrono di un problema di colorazione, a causa della mancanza di un adeguato sbalzo termico tra il giorno e la notte. L’escursione termica tra il giorno e la notte – spiega Coldiretti – è infatti indispensabile per favorire la formazione degli antociani, i pigmenti che determinano la tipica colorazione della frutta.

Non mancano i problemi anche per i finocchi, che fioriscono fuori stagione e quindi non possono essere più commercializzati. Inoltre arriva in anticipo il raccolto delle tradizionali verdure autunnali (radicchio, verze e cavoli), per cui gli agricoltori stanno valutando la possibilità di una nuova semina per garantire le forniture invernali. Intoppi anche per olio, dato che la siccità determina la caduta di molte olive, e quindi il decremento della produzione. Si registrano poi un calo del 20% dei pomodori, del 15% del riso (che raggiunge la maturazione anzitempo, con una riduzione di resa), e del 15% delle zucche (dato – quest’ultimo – riferito a Cremona). Si salvano soltanto il raccolto di mais e la produzione delle nocciole (+10%).

(Luigi Torriani)

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