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Formaggi. Export da record

Una delle (poche) buone notizie che ci arrivano dal settore agroalimentare in questo periodo di crisi è il forte incremento delle esportazioni di formaggi. Trainati dai soliti Parmigiano Reggiano e Grana Padano. Anche se l’italian sounding non si ferma e invade i mercati esteri di formaggi di imitazione che tolgono spazio al Made in Italy.

 

In occasione di “Cheese”, la rassegna internazionale sulle “forme del latte” la cui ottava edizione è da poco andata in scena a Bra (16-19 settembre), la Coldiretti ha fatto il punto sulla situazione delle esportazioni dei formaggi italiani.

 

Dalle elaborazioni diffuse dalla Coldiretti sulla base dei dati Istat emerge un quadro assolutamente confortante. L’aumento dell’export di formaggio italiano è del 21,5% nell’ultimo anno, con un fatturato estero record che si stima di poco inferiore ai 2 miliardi per l’intero 2011. D’altronde – precisa Coldiretti – questi dati sono inaspettati fino a un certo punto, visto che “negli ultimi dieci anni” il valore delle esportazioni di formaggi Made in Italy “è raddoppiato”.

 

A trainare il successo dei formaggi italiani all’estero sono gli immancabili Parmigiano Reggiano e Grana Padano, “che rappresentano da soli poco meno della meta’ del valore delle esportazioni di formaggi, con un aumento complessivo in valore nel mondo del 32 per cento, risultato di un aumento del 27 per cento negli Stati Uniti e del 34 per cento nei Paesi dell’Unione Europea, che assorbono gran parte della produzione destinata all’estero”.

Ma non è solo sul fronte dell’esportazione che il formaggio italiano registra un trend positivo. A differenza del vino (che sui mercati esteri è a +15% nei primi cinque mesi del 2011 ma è sceso nell’ambito dei consumi interni), il formaggio tiene anche sul mercato nazionale. Anzi: cresce del 6%, con punte del 21% per il Grana Padano e del 12% per il Parmigiano Reggiano.

Ma resta l’allarme per l’italian sounding. Quel ben noto fenomeno di taroccamento del Made in Italy, per cui vengono presentati con un marchio dalle sonorità italiane dei cibi e delle bevande che non hanno affatto un’origine italiana. Un fenomeno che arreca alle nostre produzioni nazionali un danno stimato in oltre 50 milioni di euro.

Il Parmesao brasiliano, il Parmesan statunitense, il Regianito argentino, il Brunetto, il Napoli Tomato, le penne Napolita, il Parma Ham, il Daniele Prosciutto, la Tinboonzola australiana, la Cambozola in Germania sono alcuni di questi (tristemente) celebri prodotti. Che spesso sono appunto formaggi, con in testa le imitazioni e i taroccamenti del Parmigiano Reggiano.

 

“I Paesi dove sono piu’ diffuse le imitazioni” – precisa la Coldiretti – “sono Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti”. Paesi nei quali “appena il 2 per cento dei consumi di formaggio di tipo italiano sono soddisfatti con le importazioni di formaggi Made in Italy”. Il resto sono ignobili falsificazioni locali prodotte con latte del Winsconsin o della California.

(Luigi Torriani)

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