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Coldiretti dona mezzo milione di api al Papa

 

Mezzo milione di api. Questo il dono della Coldiretti al Santo Padre in occasione dei festeggiamenti della Giornata per la Salvaguardia del Creato. Il 18 settembre, nella residenza di Castel Gandolfo, il Papa ha ricevuto una delegazione guidata dal presidente della Coldiretti Sergio Marini. Al termine dell’Angelus è arrivato il singolare regalo. Che accresce ulteriormente il livello della già prestigiosissima fattoria pontificia.

 

 

La Giornata per la Salvaguardia del Creato, arrivata quest’anno alla sesta edizione, simboleggia emblematicamente la crescente attenzione della Chiesa cattolica – a partire dal pontificato di Giovanni Paolo II – per i temi dell’ecologia e della salvaguardia dell’ambiente. Un’attenzione che aumenta il già solido feeling tra la Chiesa e la Coldiretti. Quest’anno la Giornata cadeva il primo di settembre, ma il 18 è stata ulteriormente festeggiata nella residenza estiva del Pontefice.

 

 

Anche il regalo della Coldiretti al Papa – otto arnie con mezzo milione di api (che dovrebbero produrre a regime circa 35 chili di miele all’anno) – vuole avere nelle intenzioni dei promotori un valore simbolico. D’altronde nell’Antico Testamento la Terra Promessa è una terra che stilla “latte e miele”. E la Chiesa ha anche un patrono degli apicoltori – sant’Ambrogio – che paragonò la Chiesa a un’arnia e il cristiano a un’ape.

 

 

Inoltre – spiega la Coldiretti in un comunicato – anche dal punto di vista laico l’ape “è un insetto fortemente simbolico”. Le api “non sono importanti solo per la produzione di miele, ma sono delle vere sentinelle dell’equilibrio naturale globale, tanto che la loro scomparsa avrebbe conseguenze disastrose per la salute e l’ambiente”. “L’alimentazione umana infatti” – rileva la Coldiretti – “dipende per oltre un terzo da coltivazioni impollinate attraverso il lavoro di insetti, al quale proprio le api concorrono per l’80 per cento”.

 

 

Ma non solo di api vivrà la fattoria pontificia. Anzi. La prestigiosa azienda agricola pontificia – annessa alle residenze di Castel Gandolfo e raccontata al pubblico in un recente articolo dell’Osservatore Romano: http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&last=false=&path=/news/vaticano/2011/199q11-Tutti-gli-animali-del-Papa.html&title=Tutti%20gli%20animali%20del%20Papa&locale=it – comprende tra l’altro un pollaio con trecento pregiate galline ovaiole (oltre duecento uova al giorno) e sessanta polli ruspanti. Inoltre peschi, albicocchi, un ampio vivaio e un uliveto secolare che fornisce tra i duemila e i tremilacinquecento litri di olio a spremitura a freddo e con oliva molto piccola.

 

 

Ma di particolare pregio sono soprattutto le venticinque mucche della fattoria pontificia. Mucche di ottimo lignaggio, segnate e marcate nell’anagrafe del Libro della Frisona Italiana. Inoltre mucche nutrite con preparati che passano attraverso un miscelatore di ultima generazione, che garantisce la massima digeribilità e insieme l’assunzione concomitante di parti proteiche e fibre. Il latte passa poi attraverso una modernissima pastorizzatrice che consente il mantenimento di tutte le proprietà organolettiche garantendo una qualità ben superiore a quella del pastorizzato in commercio.

 

 

In effetti i prodotti della fattoria pontificia (latte, olio, uova, carne) non sono commercializzati al di fuori del Vaticano. Sono in vendita esclusivamente allo Spaccio Annonario della Città del Vaticano. Ai tempi del disatro nucleare di Cernobyl, tuttavia, il Vaticano mise gratuitamente a disposizione, in particolare per i neonati che ne avevano particolare bisogno, ampie scorte di latte. Alle analisi il latte della fattoria pontificia risultava infatti del tutto privo di radiazioni assorbite. Non per un miracolo, ma perché il responsabile della fattoria da sempre seguiva scrupolosamente l’abitudine di conservare le scorte di fieno non solo al coperto ma anche avvolte in teloni impermeabili.

 

 

In passato la fattoria pontificia era arrivata ad ospitare persino cinghiali e gazzelle. I (due) cinghiali erano un regalo di don Zeno di Nomadelfia a papa Paolo VI. Le gazzelle erano state donate a Pio XI dal delegato apostolico in Egitto. Racconta Saverio Petrillo, il direttore delle Ville di Castel Gandolfo: “il Pontefice si affezionò a quelle bestiole: le andava a trovare ogni volta che si fermava a Castello. Le sue erano visite quotidiane e non andava mai a mani vuote. Si racconta che spesso prendesse tra le sue braccia la più piccolina delle due. Purtroppo fece una brutta fine: un giorno, infatti, spaventata da un gruppo di giovani esploratori ungheresi in visita al Papa, saltò il recinto, si ritrovò sulla via Appia e venne travolta da un’auto. Con grande dispiacere di Pio XI”. Chissà se Benedetto XVI si affezionerà allo stesso modo alle api della Coldiretti.

 

 

(Luigi Torriani)

 

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